La Medicina dei Celti
Nella civiltà celtica,
in cui l’attività guerriera e bellica era molto
sviluppata, si hanno alcune testimonianze di medicina e di
interventi chirurgici. Questa scienza, probabilmente con influssi
dal mondo greco ed etrusco, era esercitata da persone dotte:
Chi erano costoro? Orazio ci tramanda questo passo: i Celti
avevano parimenti i cosiddetti druidi, essere esperti nella
divinazione ed in ogni altra scienza. Pare quindi ipotizzabile
che questi sapienti, avendo alle spalle studi ventennali,
accumulassero anche conoscenze mediche.
Si sono tuttavia conservate alcune tombe, dall’est europeo
(München – Obermenzing, Stradonice, Batina –
Kisköszeg), di guerrieri con un ricco corredo di strumenti
chirurgici, comparabili, per forme e dimensioni, a quelli
odierni. Erano condottieri di rango, probabilmente in grado
di curare le ferite direttamente sul campo, secondo una tradizione
che trova un raffronto nell’immagine tipicamente occidentale
dei sovrani guaritori, quali i Merovingi detti appunto Re
Taumaturgi. O il dio Lug che risana le ferisce dell’eroe
Cu Culainn della sage irlandesi.
Altri utensili erano gli spilloni metallici, adatti quindi
ad essere sterilizzati a fiamma, già testimoniati nell’Odissea
e usati per chiudere le ferite, che altrimenti venivano cauterizzate
con il fuoco. Infatti, l’uso del filo da sutura è
attestato dall’epoca medioevale, ma probabilmente era
conosciuto già dai medici greci e romani. Si utilizzavano
anche bende di lino, attributo dei sacerdoti dell’Apollo
guaritore del mondo classico, imbevute nell’aceto per
disinfettare. Un altro prodotto per tale uso era lo zolfo
o l’acqua sulfurea.
Ma la medicina era soprattutto quotidiana. Sono numerosi gli
ex voto, a riconoscenza di un’avvenuta guarigione, di
alcuni santuari di epoca gallo romana, in Francia, a Sources
de la Seine, e a Clermont-Ferrand.
Parimenti, si ha testimonianza di interventi chirurgici, quali
la sistemazione di fratture e la trapanazione del cranio,
avente probabilmente sia valore terapeutico che rituale.
Un altro aspetto della medicina celtica, che mischia rito
e utilità, è la raccolta del Vischio. Lo chiamano
nella loro lingua “colui che guarisce tutto” narra
Plinio. Raccolto dai druidi al termine di una cerimonia particolare,
aveva una grande importanza spirituale, ma si prestava anche
per l’ipertensione, le crisi nervose, e la menopausa,
anche se le sue proprietà farmacologiche sono assai
dubbie.
La Quercia, albero sacro per eccellenza presso i Celti, era
un'altra pianta dalle proprietà mediche, infatti la
corteccia trovava usi astringenti e decongestionanti.
Inoltre in un passo delle Filippiche di Teopompo si narra
come alcuni Celti, in guerra con gli Ardiei, una popolazione
dell’Illiria, pensarono ad uno stratagemma per sconfiggerli.
Lasciarono incustodite alcune tende con un ricco banchetto,
nel cui cibo avevano introdotto un erba medica dalle forti
proprietà purganti. Gli Ardiei ne approfittarono, ma
dopo aver mangiato furono presi da forti dolori, e furono
facilmente sconfitti. Il testo ci dimostra la grande conoscenza
posseduta da queste genti riguardo le proprietà delle
piante medicinali. I purganti più efficaci e drastici
della medicina greca erano la Scammonea (Convolvolo dell'asia
Minore) e la Coloquintide o la Cassia/Senna (egiziane ed africane).
Probabilmente il lassativo più terrificante a disposizione
dei Celti consisteva in una buona e scelta miscela di funghi.
Altre piante o prodotti vegetali usati erano i muschi,(così
come alcune tipologia di Miceti) utilizzati per fermare le
emorragie, ma anche la resina di pino, la cui raccolta da
parte delle popolazioni del Piemonte antico viene descritta
da Plinio, e che, versata calda sulle ferite, ne permetteva
la chiusura. Ad un uso simile era destinata la cera d’api
o meglio il propoli, che ha anche proprietà antibiotiche.
L’ape venne assunta, non a caso, come simbolo dell’immortalità,
in particolare nell’Egitto. La Consolida Maggiore era
usata per le fratture, mentre il Millefoglie, dalle proprietà
antisettiche, era conosciuto anche dai legionari romani.
Dalle parti di pianta usate nella medicina naturale si possono
estrarre principi attivi che vengono utilizzati oggigiorno,
come il salicilato, estratto dalla corteccia del Salice, che
trova impiego nell’attuale aspirina (acido acetil-salicilico).
Non a caso il nome del salice (celtico salico- : "grigio")
ricorre in diversi toponimi celtici antichi (come Salica,
città dei Cenomani di Gallia) e nomi femminili come
Salicogenna ("figlia del salice", forse nel senso
di "guarita dal salice" da bambina). E' probabilmente
questa l'origine dei toponimi piemontesi tipo Sauze (da Salica
a Saulx in francese) e di Sauglio (come Saulges in Francia)
ed è da notare che il latino salix è un prestito
celtico. Il grigio è il colore dei guaritori nel mondo
gaelico e non a caso lo stesso Tolkien lo attribuisce a Gandalf.
Foglie, radici, cortecce e bacche venivano utilizzate tramite
infusi, decotti, macerazioni, con impacchi o cataplasmi per
uso esterno. Un altro mezzo di medicazione esterna su abrasioni
o bruciature era quello con le polveri, come nella medicina
moderna, in particolare la muffa ottenuta dal pane di segale,
tipico dei Taurini, che è ricca di penicilline. La
stessa muffa applicata al formaggio fresco ha dato origine
ai formaggi erborinati tipo Gorgonzola. La bollitura o l’arrostimento
dei vegetali permetteva inoltre di disinfettare, così
come l’utilizzo del vino e dell’idromele come
antisettico.
A cura di Gianfranco Bongioanni
Si ringranzia il dott. F.M. Gambari per la collaborazione.
A.A.V.V., I Celti, Catalogo della mostra di Venezia, Bompiani,
1991.
A.A.V.V., Le Nostre Erbe Medicinali, F.Melita Editori, 1994.
A.A.V.V., Medicina Naturale, in Commando Armi Uomini Strategie,
Ediber Bramante, 1989.
Duval P.M., Celti La prima Civiltà dell’Europa
Occidentale, Rizzoli, 2005
Fidi A., Erbe e Piante Medicinali, Polaris, 1993